Un ciclo continuo

La stilista emergente Anu Rieberg dimostra come un fashion
brand possa seguire i principi dell’economia circolare
mirando ad una produzione zero waste.

Era il 1997 quando Principessa Mononoke venne proiettato nelle sale cinematografiche, il sesto film della carriera stupefacente di Hayao Miyazaki, regista e animatore giapponese a capo dello Studio Ghibli. É stata la stilista Anu Rieberg a parlarci di questa pellicola, raccontandola come il suo primo punto di contatto con la realtà nipponica.

Fu così che iniziò la sua devozione verso la cultura giapponese e l’ambiente, amore  tradotto oggi nei suoi abiti. 

I think my brand’s eco-friendly approach is a combination of my native country (Estonia) and Japanese culture, because they both carry key values that have moulded my brand. It has been such an obvious choice for me that when I think about it, it’s even hard to imagine it in any other way.

L’approccio di Anu Rieberg segue le logiche dell’economia circolare, ovvero un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi e quindi ridurre al massimo gli sprechi. Emblematico l’esempio dei tag degli abiti, realizzati su carta seme da una tipografia estone: questi possono essere piantati per dar luce ad una nuova forma di vita vegetale.

Si tratta di un processo di produzione e vendita che mira al zero waste e che rende questo brand slow fashion un esempio da seguire.

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Uno infatti dei principali obiettivi del Green Deal europeo verso un futuro più sostenibile è quello di guidare gli sforzi verso un’economia circolare, nel design come nella vita e in qualsiasi settore produttivo, edilizia ed architettura in primis.

Per questo noi di Gentlepills prendiamo come spunto l’esperienza di Anu per raccontarvi anche un chiaro esempio di architettura sostenibile, ovvero il padiglione dello studio Josep Ferrando per l’Architecture Barcelona Building Construmat (BBConstrumat).

Per questo padiglione sono stati utilizzati fondamentalmente solo due materiali: tessuto geotessile per modellare e regolare lo spazio in altezza ed enormi travi metalliche come panche o tavoli.

Stiamo parlando di un’architettura effimera costruita rispettando le dinamiche del riciclaggio e del riutilizzo: terminato il BBConstrumat infatti il tessuto è stato poi riutilizzato per l’impermeabilizzazione del tetto, mentre le travi, sono tornate ad essere impiegate per il trasporto di materiali per la costruzione del Tempio della Sagrada Familia a Barcellona. 

Ripensare, riutilizzare, ridurre e infine riciclare: sono queste 4 R che incarnano il concetto dell’economia circolare e che possono essere applicabili in qualsiasi settore:  ci auguriamo proprio che quest’approccio diventi forma mentis di tutti i designer, perché è proprio durante il progetto che si decide il futuro di un prodotto di moda, come di un edificio.

Photo Credit:  anurieberg.com, architonic.com

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